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lunedì 8 gennaio 2007

La ricetta di Veronesi per la sanità italiana: deospedalizzazione e costruzione delle reti.


Con un intervento su Repubblica.it Umberto Veronesi fa il punto sul Sistema Sanitario Nazionale evidenziandone punti di forza e, soprattutto, criticità. Per quanto riguarda i primi, sottolinea Veronesi, è soprattutto la qualità dei medici l'elemento che fa la differenza a livello internazionale ( malgrado tutto il SSN italiano è fra i più apprezzati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità). Quello che necessita di una vera e propria riorganizzazione è il sistema ospedaliero, il punto veramente critico della nostra sanità. La ricetta di Veronesi prevede la riduzione del numero degli ospedali. Secondo un'indagine del Ministero dell Salute in Italia ci sono 1440 ospedali, di questi - secondo Veronesi - almeno 400 andrebbero chiusi. In un paese moderno sono sufficienti 2-4 posti letto ogni mille abitanti, la metà di quelli oggi disponibili sul territorio. D'altra parte, il numero dei posti letto non è un'indice di qualità: la struttura ospedaliera ideale non supera i 500 posti letto, mentre nel nostro Paese 140 ospedali ne hanno più di 700. Gli ospedali inoltre devono svolgere una funzione terapeutica piuttosto che diagnostica e riabilitativa. Queste funzioni devono essere affidate a una rete territoriale diffusa in modo capillare su tutto il territorio nazionale i cui nodi sono costituiti da centri diagnostici e ambulatori specializzati. Il risultato: una consistente riduzione dei tempi di degenza (si rimane in ospedale solo il tempo necessario a ricevere il trattamento terapeutico). Anche per Veronesi insomma la ricetta per migliorare il SSN italiano è rappresentato dalla simultanea opera di deospedalizzazione e di costruzione delle reti territoriali. Ma per l'oncologo è altrettanto importante che il medico ospedaliero lavori a tempo pieno: "non è concepile che un chirurgo guardi l'orologio perché deve scappare in casa di cura e abbia pazienti di serie A in clinica privata e di serie B in ospedale". Viceversa, poichè il malato ha diritto di scegliere da chi farsi curare, l'ospedale deve attrezzarsi affinché il medico svolga al proprio interno la libera professione.