F.F.G. Articoli


giovedì 14 dicembre 2006

Gli anziani al centro della politica sanitaria nazionale


L’evoluzione demografica e il quadro epidemiologico nazionali non lasciano dubbi: negli anni a venire sarà l’anziano il protagonista della politica sanitaria nazionale. Per convincersene basta dare una scorsa agli indicatori statistici del Piano Sanitario Nazionale 2006 – 2008: aumento della speranza di vita alla nascita (76,9 anni nel 2003 per i maschi, 82,9 per le donne); aumento costante dell’ “indice di vecchiaia” (rapporto tra la popolazione di oltre 65 anni e la popolazione 0 -14: 130.3 nel 2002, 135.4 nel 2004); incremento dell’ “indice di dipendenza strutturale” (rapporto tra la popolazione non attiva –giovanissima e anziana – e la popolazione in età attiva): 49,1% nel 2002, 50,2% nel 2004; aumento crescente del numero di persone ultra anziane (99 anni e oltre): circa 2000 nel 1981, 11000 nel 2001. Anche le previsioni demografiche fugano ogni dubbio:gli ultra 65enni passeranno da circa 10 milioni e mezzo nel 2001 a oltre 12 milioni nel 2011, gli ultra 75enni da 4 milioni a 6 milioni. Frattanto la natalità è diminuita drasticamente:l’età media delle primipare è di oltre 28 anni; il numero medio di figli per donna è uno dei più bassi del mondo (1,2). Il quadro epidemiologico non fa che confermare quanto detto. Le aree d’intervento ritenute prioritarie dal piano sanitario sono le malattie cardiovascolari, i tumori, le altre malattie dell’invecchiamento e, per ultime, quelle dell’infanzia. Ancora qualche dato: il 3% delle donne e il 2% degli uomini da 65 a 69 anni ha bisogno di assistenza quotidiana; la percentuale sale al 25% nelle donne sopra gli 80 anni e al 18% negli uomini. Negli ultimi 10 anni. la prevalenza di patologie croniche dell’anziano è aumentata di circa il 50% Le malattie della senescenza e quelle a morbilità elevata – per le quali esistono possibilità di prevenzione, trattamento o ritardo della comparsa e delle disabilità ad esse correlate - sono: osteoporosi, osteoartrosi, diabete, malattie cardiovascolari,depressione, Alzheimer, demenze, Parkinson, tumori, (seno, cervice uterina, colon-retto), broncopatia cronico - ostruttiva, disabilità fisica, psichica e mentale. Per quanto sia difficile fornire dati attendibili sulla frequenza di queste malattie si sa che la demenza interessa dall’1% al 5% della popolazione sopra i 65 anni d’età, con una prevalenza che raddoppia ogni 4 anni, giungendo a una percentuale di circa il 30% all’età di 80 anni. Si stima che i malati di Alzheimer in Italia siano circa 500 mila. Il 23% delle donne di oltre 40 anni soffre di osteoporosi (il 14% degli uomini di oltre 60 anni) e risulta evidente un aumento d’uso dei farmaci per l’osteoporosi. Anche dal punto di vista sociale ed economico le conseguenze dell’invecchiamento della popolazione sono, e lo saranno sempre più, rilevanti. Il Piano sanitario ipotizza che nei prossimi anni la domanda di beni e servizi sanitari cambierà radicalmente: più personale d’assistenza, più infermieri, più medici di medicina generale. Aumenteranno inoltre gli investimenti in prevenzione e promozione della salute (la cosiddetta “compression of morbidity”) ma, generalmente, l’aumento dei costi determinato dall’invecchiamento sarà solo parzialmente compensato dai flussi immigratori di popolazione giovane e dal successo degli eventuali sforzi di promozione della salute. Non stupisce perciò che tra gli obiettivi prioritari del Piano Sanitario nazionale ci sia il rafforzamento dell’integrazione socio-sanitaria per l’assistenza all’area della non autosufficienza (anziani e disabili). E , se è vero che il rafforzamento dovrà avvenire, in linea con quanto accade in tutta Europa, attraverso l’incremento delle cure domiciliari rispetto all’istituzionalizzazione altrettanto vero è che non sarà mai possibile rinunciare del tutto alla residenzialità. Sul punto il Piano sanitario è molto chiaro: “… in favore dei disabili gravi, in sinergia con i servizi sociali, è opportuno promuovere la realizzazione delle condizioni che permettano una vita quanto più indipendente, che non deve essere necessariamente legata al venir meno del supporto familiare (il cosiddetto dopo di noi), ma può essere preparata con la partecipazione propositiva della famiglia. E’ possibile ipotizzare soluzioni abitative in residenze di piccole dimensioni che, pur promuovendo l’autonomia, mantengano il paziente in un contesto relazionale favorevole.” Sono indicazioni importanti per orientare gli investimenti di chi fa impresa nel campo della sanità, indicazioni che non si possono ignorare.


Eugenio Muzzillo